Il terrorismo di matrice fascista e la necessità di un argine

Nel giro di poche ore, il nome di Luca Traini circola ovunque. Le principali testate giornalistiche, si sono affrettate a pubblicare i dettagli della vita del ragazzo di Macerata. Si racconta della sua fallimentare esperienza politica con la Lega Nord, si diffondono i particolari di una vita familiare non troppo tranquilla, si snocciolano le abitudini delle sue giornate. Vedendo tutto questo, si ha come l’impressione  che si voglia regalare all’opinione pubblica il profilo completo del killer per aiutare a cercare nei dettagli, sfumature di follia o insalubrità mentale che possano farci sentire più tranquilli, a posto con la nostra coscienza, al riparo dal rischio di un ritorno in pompa magna di un fascismo che qualcuno crede oramai archiviato nei libri di storia. 

Eppure, la verità è altra e più preoccupante. Il fascismo è tornato, o forse è il caso di dire non ci ha mai veramente abbandonato. Il fascismo che divide dietro l’apparenza dell’unione, il fascismo delle ronde e quello delle marce, il fascismo che cerca lo straniero per gambizzarlo o ucciderlo sotto gli occhi e il silenzio di tutti. Qualcuno potrebbe pensare che questa mia visione sia esagerata, ma mi chiedo: è veramente frutto di un ingrandimento vedere in questi fatti il frutto del terrorismo di matrice fascista? 

A ben vedere, consultando le pagine facebook ed i commenti che proliferano a sostegno di quello che dovrebbe essere, a dire di qualcuno, solo uno squilibrato direi di no. E se ciò non dovesse essere sufficiente, se il fatto che un uomo possa sparare liberamente contro delle persone generando anche il  minimo consenso senza far ritenere ciò  abbastanza per farci parlare di generalizzazione dell’odio e della xenofobia, allora,  è doverosa un’analisi ulteriore. 

Il gesto di Luca Traini infatti, non può essere derubricato a follia, deve essere invece chiamato con il suo vero nome: terrorismo di matrice fascista. Violenza alimentata da un clima avvelenato che ha portato dal turpiloquio e dall’offesa alla degradazione del sangue e dell’uso della paura. Parliamo di un fascismo che non è solo stimolato dai predicatori d’odio come Salvini, sicuramente responsabili di sciacallaggio ed opportunismo politico a danno dei più deboli, ma parliamo di un fascismo lasciato libero di scorrazzare per le nostre vie ed in alcuni casi per i nostri animi, a causa dell’incapacità delle forze buone del Paese di allearsi per fare da argine ad una degradazione che a lungo andare potrebbe riesumare i peggiori spiriti del passato. 

I fatti di Macerata devono ricordarci allora che non è questo il tempo dell’apatia e della divisione, non è questo il tempo della debolezza dei valori, non è questo il tempo per lasciare inascoltate le richieste dei più deboli, promettendo loro l’impossibile. È arrivato il momento invece di riprendersi per mano e lottare, insieme, contro l’abisso del fascismo con la concretezza dei valori della democrazia, con la forza del multiculturalismo, con il collante della tolleranza e dell’ascolto, con la voglia di guardare a ciò che ci unisce che è molto di più di ciò che ci divide.

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