Qualche piccola considerazione sul primo turno delle Presidenziali francesi:
Emmanuel Macron ha vinto sfidando a viso aperto (e non inseguendo) Marine Le Pen. In breve tempo è riuscito a svestire i panni dell’uomo di Governo (cosa che Matteo Renzi difficilmente riuscirebbe a fare) ed è riuscito a presentarsi davanti al popolo francese come l’energica novità, come l’uomo delle Istituzioni che ha avuto il coraggio di difendere i valori della Repubblica e dell’Europa. Macron ha assunto posizioni politiche capaci di raccogliere consensi tanto a destra quanto a sinistra e se questa scelta durante la campagna elettorale gli ha creato non pochi problemi di coerenza (basti pensare al caos scoppiato intorno alla sua posizione sul matrimonio egualitario), alla fine si è rivelata la strategia migliore.
 
– Il vero banco di prova per Macron non sarà il secondo turno del 7 Maggio (che dovrebbe vincere senza grossi problemi), ma saranno le legislative di giugno. Molto probabilmente il giovane leader di En Marche non avrà la maggioranza e questo lo costringerà ad una ricerca di voti tra i deputati repubblicani e quelli socialisti. Non credo che ci saranno grosse operazioni per la costruzione di una coalizione, sarà più una tattica caccia all’uomo cercando di mantenere integra la natura apartitica del movimento fondato ad Aprile.
 
-Senza dubbio, i grandi sconfitti di queste Presidenziali sono i Partiti tradizionali. Basta mettere a confronto la cartina della Francia del primo turno del 2012 con quella di ieri che subito si nota l’assenza del Partito Socialista e la netta flessione dei Repubblicani.
Da un lato Benoît Hamon ha pagato il salato conto del Governo Hollande e l’incapacità del Partito Socialista di costruire una candidatura che fosse realmente competitiva e capace di riconciliare le varie anime del Partito. Dall’altro lato i repubblicani hanno subito la candidatura di un uomo, François Fillon, che ha dovuto spendere la maggior parte delle sue energie per difendersi dalla tempesta generata delle sue vicende giudiziarie. Per entrambi i Partiti e per i loro omologhi europei, queste Presidenziali dovranno essere l’occasione per spingere ad una seria riflessione, in gioco c’è la loro sopravvivenza e nel peggiore dei casi il destino di un Paese.
– Un ultimo punto lo voglio dedicare a Parigi usando le parole della Sindaca Anne Hidalgo (donna sulla quale punterei per far rinascere il Partito Socialista):

"Nella città colpita dal terrorismo alla vigilia delle elezioni, 
 ha vinto lo spirito repubblicano. In questa città aperta al mondo,
 ricca di diversità, inclusiva, progressista, che si è mobilitata
 per l'accoglienza dei rifugiati e per le conquiste sociali,
 questo risultato (il Front National sotto al 5% che ha diviso per due
 i voti ottenuti a Parigi rispetto alle elezioni regionali del 2015)
 conferma che i parigini scommettono sull'intelligenza collettiva 
 e sulla solidarietà"
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