La candidatura di Andrea Orlando è un bene per il PD, non solo perché senza di lui il Congresso rischiava di ridursi ad una vuota resa dei conti tra renziani e antirenziani, ma perché grazie a lui molti hanno ritrovato la voglia e la forza di impegnarsi per ridare una nuova veste ed un nuovo spirito ad un Partito che oggi, così com’è, non va.

L’esito del referendum costituzionale ha sancito in modo netto una profonda spaccatura tra il nostro Partito e pezzi importanti della società. Non ci siamo accorti in tempo che la prima vera scissione non la stavamo vivendo dentro i confini di casa nostra ma fuori, tra noi ed i nostri quartieri. Certamente non si può negare il fatto che sia il Governo Renzi prima, che quello Gentiloni dopo, abbiano messo in campo importanti misure per rispondere ai numerosi problemi delle italiane e degli italiani. Penso al dopo di noi, alla legge contro il caporalato, ai tanti accordi aziendali positivamente conclusi e alla legge sulle unioni civili che fino a qualche anno fa sembrava un traguardo irraggiungibile. Ma è evidente che tutto questo non basta ed il diffondersi di populismi e xenofobie, il ritorno del fascismo a volto scoperto, gli odi e le intolleranze, fanno capire che senza un Partito Democratico forte, l’Italia corre il rischio di ritrovarsi impantanata nel fango. Un PD forte vuol dire innanzitutto un PD capace di ascoltare e fare tesoro delle mille esperienze che giorno dopo giorno, giovani, lavoratori, disoccupati, imprenditori, famiglie e pensionati cercano di raccontare sperando di ricevere risposte e progetti all’altezza delle loro storie. Ma un PD forte vuol dire anche un PD capace di fare una discussione vera per trovare una sintesi che sia  rappresentativa di una visione condivisa. Questi anni ci hanno insegnato che il leaderismo seppur in un primo momento possa sembrare appetibile, senza un gioco di squadra e senza la voglia di animare un vero spirito di squadra, rischia di trasformare un progetto ambizioso come quello del Partito Democratico in un’esperienza destinata a concludersi in tempi brevi e nel peggiore dei modi. Per evitare questo allora serve uno sforzo di tutti, di chi dirige il Partito e di chi lo vive ma anche di chi offre visioni cosiddette di minoranza che non per questo devono essere considerate a priori errate o fallimentari. Insomma, serve un equilibrio fatto di conoscenza reciproca, pari rispetto e fedeltà alla comunità a cui si appartiene. Serve mediazione per ricucire gli strappi e ridare speranza. Credo allora che, davanti alla complessità di questa sfida, Andrea Orlando sia la persona giusta che meglio di altri possa guidare questa necessaria rifondazione del Partito Democratico al servizio dell’Italia. Uomo dalla lunga esperienza politica, equilibrato ma deciso, uno dei pochi che ha tentato fino alla fine di evitare quella separazione della Sinistra che, come ha detto egregiamente Veltroni, “fa male a sé stessa e al Paese”. Andrea ha tutte le carte in regola per riuscire nella ricostruzione di un patto solido non solo tra le migliori energie del centro sinistra ma anche tra il Partito e chiunque senta l’esigenza di rispondere alle derive della destra o del populismo di Grillo con un serio progetto progressista e di ampio respiro.

Si parte, sono sicuro che sarà una bella avventura!

Buon Congresso a tutte a tutti.

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Un pensiero su “Perché scelgo Andrea Orlando

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